Pirati, mostri marini e mozzi

Io sono cresciuta a pane e Salgari e ho sempre sognato che, da grande, avrei fatto il pirata! Ma ci pensate?

 

Vento nei capelli, salsedine sulla pelle, avventura, libertà sconfinata, ribellione assoluta! Che roba!

 

E poi: le marsine svolazzanti con gli stivaloni col risvolto! Sciabole nel cinturone e cappelli con la piuma! E i pappagalli! Volete mettere caracollare con un pappagallo sulla spalla che canta “quindici uomini sulla cassa del morto! …e una bottiglia di rhum!”?

 

Vedete io, alla mia veneranda età, vedo un film di questo genere e il cuore si sveglia e canta, la testa si alza, le narici si allargano a cercare l’odore del vento e la mente parte al galoppo! Sono arci-sicura! Nella mia vita precedente ero un pirata! Lo so, lo so, lo sento! E cosa diamine ci faccio qui a Milano? Paludata in tailleur a fare i conti con lavoro e buona creanza? Si sono sbagliati lassù a buttarmi, riottosa, nella culla della famiglia Verderi, si sono sbagliati di grosso, sono sicura che a quest’ora se ne devono essere accorti anche loro! E adesso come si rimedia ad una simile nefandezza? Che fare?

 

Mah! Potrei forse provare a raccontarvi una storia, una storia vera. …. Si, si, farò così, è deciso!

 

Vele al vento nostromo! Si torna a Tortuga!

 

Facevo il barcaiolo circa 25 anni fa e Giuseppe il Capitàn era, come tutti i Capitani, duro ed inflessibile. 

Venivo buttata giù dalla branda prima dell’alba in ogni stagione e con ogni clima. Colazione abbondante che ancora faceva buio e, sempre al buio, partivamo con il canotto. “Si pesca meglio di prima mattina” sentenziava il Capitàn, ma io ho sempre sospettato che dietro ci fosse una  vena di perfidia e pura malvagità. 

Quella mattina mettemmo il canotto in mare al porto di Alghero e via, a Sud, verso Capo Marrargiu. 

Il mare a quell’ora è talmente calmo che sembra oleoso, nessuno in giro.

Bè, ripensandoci laggiù non si vede molta gente nemmeno a mezzogiorno ed è un vero peccato perché il paesaggio è mozzafiato.

È sempre stato uno dei miei luoghi preferiti; l’alba lì è fantastica: nessun rumore, pace assoluta, un cielo immenso, una costiera selvaggia e deserta e il mio Capitàn al timone. Potevo chiedere altro?

All’avvicinarsi del Capo scorgemmo qualcosa in acqua. Il Capitàn spegne il motore e il canotto scivola silenzioso verso…. una pinna! Una grande, grande pinna! 

Il cuore da nuotatrice da piscina comincia a sbattere  imprigionato tra polmoni e coste nel disperato tentativo di volare via, subito, in un frullo.

Tento una parola ma il Capitàn mi zittisce con un gesto secco. Mi sento morire e lui si immerge, silenzioso e letale, nell’acqua, dietro la pinna.

Non è la prima volta che penso, in una frazione di secondo, a chi avviserà la mia mamma che sua figlia con il Capitàn sono scomparsi in circostanze poco chiare.

Mi sento minuscola, solissima e vulnerabile nel piccolo canotto verde militare.

La pinna, alta, sottile, a falce, che prima fendeva l’acqua pigramente, a quel punto prende velocità e maestosamente affonda e scompare.

Immediatamente dopo il Capitàn esplode fuori dall’acqua in una fantastica nuvola di spruzzi iridescenti, tuonando nel boccaglio una lunga, irripetibile serie di frasi turpi e rabbiose.

Non è riuscito a vedere nulla nell’acqua scura e nemmeno a capire che razza di pesce fosse; men che meno, poi, a catturarlo con l’arpione e quasi scoppia dalla frustrazione. Ecco, la giornata di pesca è inesorabilmente rovinata per lui. Io, però, di nascosto esulto.

Il Capitàn anche questa volta è salvo! Il pesciolone è vivo (non ho mai osato confessarglielo, ma ho sempre parteggiato per i pesci), potremo tornare a casa e, tra tortelli e torta fritta (il Capitàn, nonostante lo sguardo ferino, è un parmigiano doc e, come tale, funziona meglio dopo un piatto di cappelletti innaffiati da un buon Lambrusco!), potremo raccontare la nostra avventura a cena con gli amici sollevando ondate di entusiasmo e oceani di commenti!

Non abbiamo mai capito fino ad oggi che razza di pesce fosse, i pescatori più incalliti ci hanno proposto alcune opzioni, tutte impossibili: pesce luna (no, perché la pinna del pesce luna non è a falce), pesce spada (no, perché la pinna del pesce spada non è così sottile e poi sarebbe stato un pesce spada davvero grosso!), coda si squalo volpe (no, perché la pinna caudale si muove in modo differente da quella dorsale). Ho consultato (l’ultima volta poco fa) tutti i libri di pesci possibili, sempre senza successo. Ma non importa, in fondo i misteri è giusto che rimangano così: per sempre misteri!

 

Maria Chiara Verderi – barcaiola e mozzo – 22/05/2011

Tutte le foto, tranne la bandiera dei pirati, sono di Maria Chiara Verderi.

 

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