Pirati, mostri marini e mozzi

Io sono cresciuta a pane e Salgari e ho sempre sognato che, da grande, avrei fatto il pirata! Ma ci pensate?

 

Vento nei capelli, salsedine sulla pelle, avventura, libertà sconfinata, ribellione assoluta! Che roba!

 

E poi: le marsine svolazzanti con gli stivaloni col risvolto! Sciabole nel cinturone e cappelli con la piuma! E i pappagalli! Volete mettere caracollare con un pappagallo sulla spalla che canta “quindici uomini sulla cassa del morto! …e una bottiglia di rhum!”?

 

Vedete io, alla mia veneranda età, vedo un film di questo genere e il cuore si sveglia e canta, la testa si alza, le narici si allargano a cercare l’odore del vento e la mente parte al galoppo! Sono arci-sicura! Nella mia vita precedente ero un pirata! Lo so, lo so, lo sento! E cosa diamine ci faccio qui a Milano? Paludata in tailleur a fare i conti con lavoro e buona creanza? Si sono sbagliati lassù a buttarmi, riottosa, nella culla della famiglia Verderi, si sono sbagliati di grosso, sono sicura che a quest’ora se ne devono essere accorti anche loro! E adesso come si rimedia ad una simile nefandezza? Che fare?

 

Mah! Potrei forse provare a raccontarvi una storia, una storia vera. …. Si, si, farò così, è deciso!

 

Vele al vento nostromo! Si torna a Tortuga!

 

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